“La peggior bettola mai vista” pensieri e frustrazione di un avventore in una locanda sperduta
La nuova compagnia:
Stefano A. è Astral
Alain C. è Gotrek Fortebraccio
Raffaele F. è Throk Torvilt Spezzalance
Monica è Morrigan Luden
Stefano B. è Fal Tyrnar
Elia C. è Sitaeel
Locanda? Ma che locanda, è una bettola porca puttana, un ammasso di legno e pietra, nascosto tra le colline che hanno pietà degli occhi dei passanti non facendogliela trovare. Anche il fuoco, che di solito allieta le mie pupille alla sua vista, getta semplici ombre danzanti sulle pareti scure e annerite dal fumo, sintomo di poca pulizia e sporcizia diffusa. L’aria è pesante per sudore, birra e carne, un misto di odori che disgusterebbe chiunque avesse il minimo senso della decenza, ma non probabilmente questi bifolchi, contadini o taglialegna rozzi, con le mani callose e i vestiti logori, volti segnati da anni di fatica sotto il sole impietoso. Certo, sono uomini semplici, che non possono neanche immaginare il mondo al di fuori del loro piccolo orticello, figuriamoci il vasto gioco di potere in cui io sono una pedina cruciale.
Ho viaggiato attraverso terre che questi poveri diavoli non vedranno mai, trasportando merci e segreti con la stessa disinvoltura. Ma la merce che porto questa volta è diversa. L’importanza del plico nascosto nel mio bastone è tale che anche il più piccolo errore potrebbe portare alla rovina di piani oscuri che la mia curiosità, che tante volte ha guidato i miei passi, si è guardata bene dall’indagare.
Ma guarda questi buzzurri entrati ora! Una fetida compagnia di avventurieri che osserverà sicuramente la mia veste, di seta finemente lavorata, con occhi che capiranno solo il suo valore e non la comodità, la bellezza di poter indossare un vestito che sia emblema dell’importanza di chi lo indossa, con elementi che parlano di ricchezza e raffinatezza, ma soprattutto buongusto.
Perfino le conversazioni in questa topaia sono banali, esprimono preoccupazioni ridicole: lamenti sul raccolto, sul clima, sulle tasse. Problemi che non mi sfiorano minimamente, visto che io tratto nell’ombra ciò che essa cela. Ah, quanto mi piace capire quanto io sia superiore.
Sorseggio il vino, un’annata mediocre ma passabile per un posto del genere. Mi chiedo se uno di loro abbia mai assaggiato un vino vero, uno di quelli riservati alle corti dei re e dei nobili. Probabilmente no. E probabilmente mai lo faranno. Come non potranno mai avere conoscenza dei documenti di un valore inestimabile, con informazioni che potrebbero cambiare il corso della storia, che io custodisco. Sono stato scelto per questa missione non solo per la mia discrezione, ma per la mia abilità nel risolvere eventuali problemi. Mi guardo bene proprio per questo dal voler conoscere cosa ci sia all’interno, mi basta sapere che al termine di questo impegno, potrò ritirarmi e affrontare il futuro roseo che persone come me meritano.
Il padrone della locanda, perennemente sudato, si avvicina con un sorriso forzato, chiedendomi se voglia altro. Lo ignoro, gettandogli una moneta d’argento senza guardarlo negli occhi. So che quell’unico gesto alimenterà le sue fantasie per settimane. Un uomo come me in un posto come questo? E’ sicuramente un evento più unico che raro.
“Ehy, garzone! Sì cazzo, sto parlando con te, vedi altri stronzi che debbano prendere ordinazioni? Su, vieni qua e smettila di rubare aria senza motivo, renditi utile! L’oste prima mi ha parlato della vostra riserva di ‘Vino della Foresta 1814’, portamene un bicchiere prima che ti cadano i denti da latte e forse non ti darò un calcio nel culo. Vediamo se ‘ste vino merita di essere chiamato riserva o sia piscio di muflone. Su, che cazzo mi guardi fisso, vai!”
Per fortuna che domattina me ne andrò da questo posto inutile che anche gli Dei hanno probabilmente dimenticato. Forse la mia presenza, con la mia eleganza e il mio profumo che ho acquistato tempo fa a Synistas, resterà per sempre una stella in mezzo a tutto quanto il tempo potrà aver portato qui nel passato o nel futuro.
Beh, non è male dai. Mi duole ammetterlo, ma questo vino vale il soldo bucato che viene chiesto come pagamento. Che vuole questa che ora si siede da me? Non può continuare a guardare gli altri presenti che si stanno sfidando a colpi di ormoni? Avrà probabilmente intuito che ha di fronte una persona importante, sarà arguta più di chi la circonda. Non che ci voglia molto probabilmente…
E’ carina, sai che quasi quasi…
“Ehy, bambino, portaci una bottiglia del vino che ho appena bevuto. Sì, una bottiglia intera, capisci le mie parole? Devo sillabarle? Ah, nemmeno saprai che significa, veloce, dai. C’è qui una dama che richiede le giuste attenzioni!”
Potrebbe svoltarmi la serata questa donna. Molto bene…
“Bambino, ma che cazzo stai facendo? Sono io ad aver ordinato un ‘Vino della Foresta 1814’ e tu lo porti a quest’altra gentaglia? Sei forse sordo, o semplicemente incapace di fare il tuo lavoro? O forse sei diventato cieco e non mi trovi più? Vedi altri che possano avere un tono di importanza che si avvicini al mio tra questi pezzenti? Non mi importa quale scusa tu possa avere, non c’è giustificazione per un tale incompetenza. Se non sei in grado di distinguere un cliente vip da un povero comune, forse è meglio che tu cambi mestiere. Non tollererò ulteriori errori. Vedi di rimediare subito, altrimenti dovrò parlare con l’oste. Mi hai capito, Bambino? Non c’è spazio per l’incompetenza quando si tratta di soddisfare un cliente come me. Ora muoviti e portami ciò che ho chiesto, senza ulteriori indugi!”
E’ irretita dalla mia importanza, dalla mia presenza. Lo percepisco. Probabilmente non vorrà far vedere di fronte agli altri, compagni compresi, la cosa, ma più tardi le farò una visita. Salutiamola per adesso!
Che cazzo di caos che c’è, dieci persone e sembrano cento. Per fortuna che se ne sono andati e…
Porca di quella puttana! Il bastone! Il bastone! Dove cazzo è?
Sono stato raggirato, la pagheranno cara. La vendetta è un piatto che va servito freddo, come la temperatura dei loro corpi dopo che mi avranno reincontrato.
Una risposta
Eeeh quante sberle come lo prendo sto personaggio “importante” mi deve passare per le mani…