La Chiacchiera del Vicolo
Dal diario di Ezechiele di Ghilfiss Airlim
La compagnia dei Guitti di Zeno, formata da
Paolo A. nel ruolo di Lunlelm, il canuto ragazzo affascinato dal mondo dei morti e dalla magia arcana.
Patrizio Z. nel ruolo di Zeno Endimion, il nobile incantatore dai modi raffinati ma dai poteri incredibili.
Andrea B. nel ruolo di Mordecai, lo spigliato bardo dalla musica sopraffina e dallo sguardo ammaliante.
Alessandro R. nel ruolo di Valente Monese, il fiero paladino di Malvar dai nobili ideali e dal braccio possente.
Tommaso F. nel ruolo di Seraphius Torbrand, il solitario veterano dei campi di battaglia dalle profonde cicatrici di guerra.
Federico F. nel ruolo di Aurel Oleksander, l’agile mezzelfo dalla mira incredibile e dal passato misterioso.
Tornati alla Baia di Teschiorotto, Carcadan presenta ai Guitti i suoi migliori corsari: Capitàncora, Capitan Corvomastro, Capitan Doppiofilo e Capitan Teschio d’oro. Dopo una divinazione da parte di Capitan Doppiofilo per sincerarsi delle intenzioni degli eroi, è Cappello Nero a dettare la strategia: lui e i suoi corsari scenderanno in mare per circondare e rallentare l’Insepolto, mentre i Guitti prenderanno il carro di Torsten e si recheranno il più velocemente possibile verso il punto sulla costa designato dalla mappa.
Senza perdere tempo, gli avventurieri iniziano il loro viaggio da Raduga ma dopo appena una giornata di viaggio qualcosa spaventa i cavalli. La compagnia non riesce a calmarli e le bestie iniziano a cambiare direzione scendendo verso la spiaggia. Lì, nell’oscurità, brilla la luce di una torcia che illumina padre Osborn con alcuni abitanti di Raduga, circondati da un gruppo di briganti.
I Guitti intervengono e li sgominano, ma quando uno dei sopravvissuti chiama rinforzi la situazione si ribalta. Senza nemmeno arrivare ad un secondo scontro, dalle acque della spiaggia spunta un manipolo di tritoni armati che trucida i briganti e ne trascina i corpi in mare: il gruppo d’assalto è capeggiato da uno dei generali dei Cacciatori di Malvar, Zalgasad. L’enorme tritone riconosce il paladino di Malvar e condivide con lui importanti informazioni. Re Malvar, sotto Seta di Sabbia, ha scoperto che il buio, così come le aberrazioni che ha portato, si sono già presentati in altri momenti della storia. Loro scopo fu quello di cancellare dalle mappe alcuni villaggi apparentemente comuni, ma la verità è ben peggiore. Obiettivo principale era quello di sterminare le famiglie nobili che li abitavano in quanto cacciatori di mostri in gran segreto. Tra le famiglie, figura il nome dei Monese, la famiglia di Valente. Il paladino, che vide il suo villaggio distrutto e i suoi cari uccisi davanti ai suoi occhi, ha ricordi lontani e frammentati, ma quando apprende di poter scoprire chi fu l’artefice del suo destino prega i suoi compagni di accompagnarlo. Zalgasad afferma che le rovine di Chiaratorre, il villaggio di Valente, sono di strada per la costa, per cui nessuno dei Guitti ha obiezioni.
Un altro paio di giorni di viaggio e i ruderi di Chiaratorre appaiono all’orizzonte, vicino ad un’insenatura rocciosa. Il luogo sembra effettivamente abbandonato da diverse decadi e il silenzio permea ciò che resta di ampi archi di roccia infestati dalla vegetazione.
Valente punta immediatamente la torre ed entrando viene colto da sfocate immagini del passato. Tutto sembra essere stato distrutto e dato alle fiamme, e lo scheletro di un paladino di Malvar appeso al muro con la sua stessa lancia, sembra un monito per scoraggiare chiunque a proseguire l’esplorazione di quel luogo. I Guitti non demordono e salgono di piano in piano fin quando non trovano uno strano macchinario. Solo salendo in cima capiscono che si tratta di una lente magica, un costrutto capace di studiare i corpuscoli celesti come fossero a un palmo di distanza. Orientando le lenti con il macchinario, Valente trova un anello con il sigillo del Leone all’interno della lente magica, con un’incisione magica che solo lui sembra poter interpretare. Quando lo indossa, le parole dei suoi genitori appaiono chiare nella sua mente: i Monese erano cacciatori di mostri e per questo sono stati sterminati. Se fosse tornato, Valente avrebbe dovuto recarsi al tempio del villaggio per reclamare la spada dei suoi progenitori e continuare la caccia con la guida di Malvar.
Il macchinario però, attira i guardiani della torre, mostruosità alate che calano dal cielo scuro per ghermire gli invasori.