Chiacchiera del vicolo – Sessione 13 e 14
“Cangianti e Lupi”
Dai diari di Parsy Vorianek
Tradotti e pubblicati da Ozxys Thynemenos
I “Vendicatori della Luna”
“Anche Oggi Ci Pagano Domani”
Antonino R. è Kion Frost, Istruttore delle guardie di Synistas
Stefano Z. è Snow, il Viandante della Trama
Igor F. è Kalador, il Redentore
Andrea P. è Brifyr, l’Artefice della Vita Meccanica
Virginia N. è Arkouda, l’Orsa Maggiore
Riccardo è Ishil Ruterek, l’Essenza dell’Ombra
“Faide sfrenate”, 22 di Ruin, anno 1418
L’Arena aveva lasciato i miei protetti un po’ stremati, ma con ampi sorrisi sui volti, sorrisi che promettevano ancora una volta grandi sforzi, e mai una singola volta un passo indietro. Volevano consumare un pasto, girare tra le bancarelle della città di Minashadi e godersi la vittoria mentre ponderavano la loro prossima strada, tutti… tranne Ishil, la cui mente sembrava esser pregna di una singola cosa, o meglio, una singola dolce creatura, che come un raggio di luna filtrato tra le ombre squarciava la sua concentrazione. Avrei voluto dir loro di non separarsi, che non sarebbe stata un’idea saggia, ma sapevo bene che non potevo intromettermi nella loro missione, tra le loro scelte… E, come se non bastasse, non mi sarei mai messo nel mezzo di sentimenti così puri. Eppure, ammetterò con un certo imbarazzo che ho trovato piuttosto ilare quel che è successo subito dopo. Come stavo scrivendo, i miei adorati protetti si sono dunque separati, con Ishil alla ricerca della sua amata, e gli altri in giro per le variopinte e pittoresche bancarelle, quando proprio la donna che l’Ombra stava cercando passò dinanzi al gruppetto, passeggiando con la sua dama di compagnia senza alcuna preoccupazione al mondo… finché un ragazzetto, sicuramente armato di cattive intenzioni, non la avvicinò e le rubò qualcosa dalle tasche. Il grido che lanciò la poveretta, Liara, mise in agitazione i miei protetti e buona parte delle creature presenti in quel piccolo mercato, ed il buon istruttore capo delle guardie Kion non potè chiudere un occhio: fermò il ragazzetto con fare solenne, iniziando a questionarlo insieme a Snow, Kalador, Arkouda e Brifyr in merito a ciò che avesse nelle sue tasche; quando il bimbo si ostinò a ripetere che non aveva rubato nulla, tuttavia, la compostezza di Kion venne giustamente a mancare così, sollevandolo per una gamba, egli fece cadere tutto ciò che possedeva al suolo. Fu incredibile vedere quante armi ed altri oggetti avesse sulla sua persona quello scricciolo, ed ancor di più scoprire che apparentemente il suo peso non era congruo con la sua statura e forma… Il sospetto ch’egli fosse un cangiante fece capolino nelle menti dei miei protégée, ma prima ancora che potessero porgergli delle domande, un gruppo di guardie giunse al loro cospetto, requisendo la refurtiva ed il bambino, ed andando via non prima di… Aver creato ancora più dubbi! Perché mai il Capitano delle guardie aveva impedito ad uno dei suoi sottoposti di parlare dei cangianti..? E perché mai tanta fretta di portar via un ragazzetto, seppur implicato di aver derubato svariate creature? Le domande e le supposizioni si sovrapponevano una sopra l’altra nelle menti dei nostri adorati compagni. Questo gran subbuglio ovviamente attirò l’attenzione del nuovo arrivato Ishil, che comprese subito (o meglio, suppose) che i suoi compagni avessero fatto un casino, o avessero attirato le attenzioni sbagliate, dunque corse da loro, evitando accuratamente le guardie e ricongiungendosi con il gruppo… solo per rischiare un colpo, vedendo Liara ed essendo prontamente riconosciuto da lei. Non vedevo una scena così dolce e tenera da molto tempo, mi si strinse il cuore nell’osservarli e devo ammettere che quasi mi sentii in imbarazzo nello spiare; imbarazzo che quasi sicuramente provò anche Ishil nel sentire i suoi compagni parlottare, fare supposizioni, ipotesi tra i due… era ovvio che si sarebbero nuovamente separati, anche solo per avere un po’ d’intimità. A quanto ho compreso in seguito, sembrerebbe che i due abbiano parlato di questi curiosi “bambini” di Minashadi, scoprendo che essi sono arrivati da poco tempo a bordo di una nave della speranza, una Javat, e che sembrerebbero esser entrati all’interno della città senza neanche aver bisogno di un Paz… Eppure, il loro dolce incontro si interruppe piuttosto rapidamente, ed ancora una volta il povero membro dei Cenere fu costretto a correre dai suoi compagni, evitando che loro entrassero in una delle bettole più costose del luogo, Al Collier D’Oro, un nome che ben lasciava comprendere l’opulenza (ed i prezzi) della taverna; guidandoli verso spiagge ben più tranquille, all’Orizzonte del Deserto, dove la dolce Naadiya el-Parsa, la proprietaria, i suoi genitori e suoceri accolsero Ishil ed il suo gruppo quasi come fossero figli loro. Apparentemente, Ishil aveva passato non poco tempo in quella taverna, ed era riuscito a farsi amare ed accudire come in una vera e propria famiglia; ciò spinse in ben poco tempo i ciarlieri vecchini a raccontare quanto stesse accadendo, non solo a Minashadi quanto nella taverna stessa: Kareem el-Allee, il marito di Naadiya, era uscito insieme alla moglie per festeggiare l’anniversario di nozze, un mesetto fa a stento. Erano andati al mercato portuale di Shadi-Suq, e dopo una lauta cenetta erano rimasti inebriati da un vino mai assaggiato prima, l’Alba Nuova, ed essendo dei pratici locandieri, Kareem aveva proposto alla moglie di precederlo in locanda, mentre lui faceva affari con quelli che sembravano i proprietari del vigneto per acquistarne qualche cassa. La povera Naadiya non aveva modo di sapere che quella sarebbe stata l’ultima volta in cui vedeva il marito… O almeno, lo vedeva normalmente. Difatti, per due settimane Kareem non tornò a casa, e nessuno seppe che fine avesse fatto, se stesse bene o se fosse anche solo vivo, finché… un giorno, come se nulla fosse, la povera donna dal cuore spezzato non lo vide passeggiare nel cuore di Minashadi come se nulla fosse accaduto, fresco come un fiore di loto ed impassibile. Non sembrava riconoscerla, sapere chi fosse né tantomeno cosa volesse da lui, una strana forma di amnesia pareva averlo colpito terribilmente… Amnesia che, com’era giunta, era passata nei giorni seguenti ma aveva reso l’uomo sempre più strano, più curioso, più… irriconoscibile. Era palese che, dietro quel vino e quei loschi affari, ci fosse qualcosa che avrebbe ricollegato i miei protetti ai cangianti, ma cosa fosse ancora non era dato scoprirlo. Erano stanchi, avrebbero voluto riposare nonostante fosse ancora il tramonto, ma il mercato li attraeva come un incantatore di serpenti fa con il suo flauto, e dunque inebriati da tal melodia suadente si recarono al mercato portuale di Shadi-Suq, giusto in tempo per scorgere il sole calare a picco sul mare ed immergersi tra le sue calde onde. Una scena così bella pareva sì romantica da far quasi dimenticare le preoccupazioni… Quasi. Eppure, le indagini non andarono a buon fine così, stremati ed anche un po’ sconsolati, li vidi tornare all’Orizzonte del Deserto… In tempo per udire la voce di un uomo, pesantemente infuriato, strillare contro Naadiya: Kareem era “tornato a casa”, e l’unico interesse che pareva avere era vendere la taverna, mandare in malora il lavoro di una vita, ed esser disposto persino a picchiare sua moglie, l’amore della sua vita, pur di esser obbedito. Ishil, e come lui i suoi compagni, non potevano assistere ad una tale scena come se fosse normale, sapevo non l’avrebbero mai permesso, così chiesero a Naadiya ed alle famiglie di salire al piano di sopra, mentre loro “parlavano”, a suon di incantesimi e ceffoni, con la creatura che tanto abilmente si fingeva Kareem. Volevano interrogarlo, magari capirne di più, ma lo scontro lo lasciò stordito, privo di sensi, e proprio quando stavano per svegliarlo… due creature bussarono alla porta d’ingresso. Erano due elfi, che i miei protetti avevano già notato quand’erano andati nella stessa taverna svariate ore prima; era ormai indubbio che loro fossero dei cangianti, e tender loro una trappola sembrava l’unica cosa sensata da fare. Ne risparmiarono uno, mentre l’altra moriva agonizzante in una pozza del suo stesso sangue. L’interrogatorio che ne seguì fu cruento, non voglio scriverne i dettagli poiché a rileggerne mi verrebbe il voltastomaco, mi è bastato vederlo una volta mie care memorie… scoprirono tuttavia che ben 12 gruppi di cangianti sembravano avere le mani in pasta con ciò che accadeva a Minashadi, e che Kareem ed i due elfi facessero parte di quello chiamato “Leone”. Dei 12, ve ne era uno che agiva all’esterno delle mura di Minashadi, dividendosi tra il porto di Theoban e l’oasi di Alhawia, detto “Gemelli”; piuttosto indubbio che queste creature si fregiassero di appellativi analoghi a quelli zodiacali, o forse stellari..? Con le palpebre pesanti e le membra stanche, nel cuore della notte (io stesso faticavo a continuare ad osservarli), i miei protetti si trascinarono fino alla Palma di Dalianna: non potevano cercare alleati migliori se non dei licantropi, in una tale situazione. Non esiste creatura che sia più territoriale, più attenta, senza pietà ma soprattutto con un olfatto sì sopraffino da riconoscere un cangiante anche nei suoi camuffamenti! Così, tra un affare ed un altro, la dama di compagnia di lady Liara si rivelò a loro come una mannara, fedele all’amica d’infanzia di Ishil come pochi al mondo, e gli comunicò la notizia più nefanda… Liara, di lì a poco, avrebbe sposato un rampollo nobiliare, apparentemente parte del gruppo di cangianti del Leone…