EMNOTORK – “DOVE IL CUORE PULSA” – SESSIONE 87 al 25/01/2024

La Chiacchiera del Vicolo

Dal diario di Ezechiele di Ghilfiss Airlim

La compagnia delle Braci Ardenti, formata da

Enrico P. nel ruolo di Elmorn, il fiero paladino di Malvar dall’animo puro e l’armatura imponente.
Emanuele C. nel ruolo di Thion, il solerte ranger delle terre selvagge dalla mira infallibile e le lame affilate.
Filippo P. nel ruolo di Alavir, l’intraprendente bardo errante dal sitar sopraffino e dalla sigaretta facile.
Daniele F. nel ruolo di Castiel, lo sprezzante stregone mezzelfo dal cuore impavido e dalla mano di fuoco.
Andrea S. nel ruolo di Drusilia, la mite mezzelfa warlock dai mille volti e dagli incantesimi spaventosi.
Mario nel ruolo di Dolgrim, l’evanescente nano nero dai movimenti rapidi e dallo stocco letale.

Nemmeno il tempo di accorgersene e le Braci Ardenti si trovano dall’altra parte del portale con il dottor Olog sulla scalinata. Il vecchio artefice stringe in mano una fiala e asserisce con forza che non c’è tempo e che la sua va mescolata con quella del sangue che spera gli eroi abbiano recuperato. Dopo importanti secondi per rendersi conto di aver perso Thion, gli avventurieri rispettano la scelta del ranger di Malvar e consegnano riluttanti la fiala di sangue al dottor Olog. L’uomo mescola frettolosamente i due liquidi ma consegna il risultato ad uno del gruppo. Castiel afferra la fiala e la lancia nel Worth, causandone di fatto la chiusura. Una grande deflagrazione irrompe nella grande sala vulcanica, facendo crollare la volta rocciosa sulla scalinata che una volta si affacciava al portale.
Dopo essersi resi conto di aver reciso ogni tipo di interferenza planare con l’Altrove, gli eroi si guardano mesti, feriti e affaticati con un peso sul petto. Il buio è stato debellato ma al costo di un compagno che si è sacrificato per far si che uno dei guardiani del Vuoto non interferisse con la fuga da quel luogo oscuro.
Olog viene risparmiato assieme a Candora e Nairos, a patto che le sue colpe vengano espiate diffondendo tutto ciò che l’artefice conosce dell’Altrove. Il dottore asserisce di poter lasciare quelle rovine deprimenti e cariche di brutti ricordi con un cerchio di teletrasporto ubicato nel suo laboratorio. Lì, gli eroi decidono di intraprendere una sorta di viaggio spirituale per ripercorrere assieme le fasi della loro amicizia e delle loro avventure, fin dal principio.
La fossa nel deserto fuori Ambros è stata ora sigillata, ma gli eroi decidono comunque di cercare i resti del loro primo avversario: lo scorpione striato.
La seconda è proprio Ambros, la cittadella dal quale scongiurarono la piaga dei non-morti perpetrata da Nagrask e Narloth, i necromanti fanatici di Xereo Prescott. Giunti al tempio in cui viveva Morgana, sacrificata per permettere alla piccola Jhalis di sopravvivere, ritrovano i primi vecchi amici: c’è Trenn Oddvar , eroe di Snubekk, protettore di Ambros e compagno di Morgana. Al posto della sacerdotessa, un tritone di Re Malvar direttamente da Seta di Sabbia per farne le veci che ringrazia Elmorn per i suoi servigi al grande dio Blu.
Dopo aver fatto un dono alla piccola le Braci Ardenti passano alla prossima tappa: la capitale Seta di Sabbia.
La prima sosta è nei bassifondi per accompagnare Dolgrim a riscuotere la sua ricompensa dal Barone dei Poveri. Intercettati subito per via della notorietà di Drusilia, gli eroi vengono subito condotti al cospetto del signore dei ladri, che ben felice di vedere il nano adamdar, lo premia sia per aver debellato il buio assieme alle Braci Ardenti, sia per aver procurato i servigi del dottor Olog. Il Barone accetta di farne un suo fidato collaboratore permettendogli di vivere in città assieme a Candora e Nairos. Dolgrim viene anche insignito del titolo di Mastro Ingannatore e marchiato con il suo prestigioso sigillo. Ora, il nano nero sarà il suo fantasma errante in giro per Emnotork, colui che sarà messo a parte dei più grandi segreti che la rete del Barone dei Poveri ha collezionato negli anni.
Il nano decide di accettare e di abitare nei bassifondi con il Barone come segno della sua umiltà. Accomiatati, gli eroi procedono al grande tempio blu di Malvar in cui Elmorn porge i suoi ossequi al sommo sacerdote Irsun, al suo vecchio amico Thelviras e ovviamente al capitano dei cavalieri di Malvar e sua vecchia fiamma Neressar. Il piccolo Rid è tornato al tempio e quando vede il paladino cerca subito di mostrargli i suoi miglioramenti. Elmorn esprime velatamente la sua intenzione di tornare a Seta di Sabbia e di riprendere con Neressar da dove avevano interrotto, adottando il piccolo orfano Rid con l’idea di mettere su famiglia più numerosa.
Il viaggio continua a Brace della speranza dove Elmorn è costretto a confrontarsi con Codarossa, il padre di Thion, raccontandogli dell’accaduto e di come sia rimasto indietro da eroe. Dopo aver versato lacrime amare il vecchio accolito di Malvar comprende la grandezza del gesto di suo figlio, mentre il sindaco Othos, Faleron, Furan e Jhal Kaless salutano le Braci Ardenti ringraziandole per l’ennesimo successo. Gli eroi tornano a casa mostrando a Neressar e Jhal Kaless la loro dimora. L’elfa scura palesa un interesse per Alavir mentre i fratelli T’han accolgono tutti con un grande banchetto, condividendo i fatti degli ultimi mesi.
Ma la giornata sta per terminare e l’ultima tappa sembra essere Torre Alavir, al centro dalla cittadella Salaman di Nisshisseth che gli avventurieri stessi hanno liberato per far si che gli uomini-rettile potessero chiamarla casa.
Quando il principe Raji, lo sciamano Kuggajin e il capo esploratore Rakko vedono le Braci Ardenti, li ringraziano per la luce che ha squarciato il buio e gli ha permesso di tornare a crogiolarsi al sole, asserendo che Torre Alavir non è mai stata tanto maestosa. I Salaman organizzano i preparativi per la grande festa che si terrà alla torre tra poche ore, lasciando che gli eroi possano apprezzarne ogni piano.
Le sorprese però, non sembrano essere finite. Drusilia incontra suo fratello Eledrin che le chiede di condividere con lei le impressioni sui mortali con i quali ha viaggiato fin’ora e proponendole di viaggiare con lui per comprendere i profondi confini del mondo e della varietà di piani di esistenza che possiede. Poi, la lascia con Syldravin, la levatrice di Alavir che le chiede di chiamare. Quando si incontrano, il bardo non crede ai suoi occhi. Colei che gli ha donato il Sitar del Drago è innanzi a lui, la creatura fatata a cui deve tutto. Syldravin gli confessa che quel Sitar non è uno strumento comune e che la sua forma draconica è un messaggio. La sua esistenza è legata a quella di un altro mezz’elfo, uno con il quale viaggia da anni e che ha imparato ad apprezzare nel tempo: Castiel stesso. La sua origine draconica è legata alla sua musica.
Stupito ancora di più, Alavir attende i festeggiamenti, mentre anche Castiel riceve la visita del suo patrono: Assassabaralgh. Il piccolo demone sporcaccione rivela allo stregone le sue vere sembianze, quelle di un signore del fuoco. L’enorme patrono, signore degli elementali dice di aver assunto quella forma per poter osservare Castiel nel tempo. Ora, Assassabaralgh propone al mezz’elfo di visitare con lui il piano del fuoco per accrescere il suo potere con le fiamme e riscoprire i suoi antenati draconici.

Il cerchio si chiude e le Braci Ardenti sembrano aver bruciato fulgidi per un’ultima volta, portando la luce laddove il buio l’aveva inghiottita e decidendo di dividersi, almeno per ora, per andare o tornare, dove il cuore pulsa.

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