La Chiacchiera del Vicolo
Dal diario di Ezechiele di Ghilfiss Airlim
La compagnia dei Guitti di Zeno, formata da
Paolo A. nel ruolo di Lunlelm, il canuto ragazzo affascinato dal mondo dei morti e dalla magia arcana.
Patrizio Z. nel ruolo di Zeno Endimion, il nobile incantatore dai modi raffinati ma dai poteri incredibili.
Andrea B. nel ruolo di Mordecai, lo spigliato bardo dalla lira sopraffina e dallo sguardo ammaliante.
Alessandro R. nel ruolo di Valente Monese, il fiero paladino di Malvar dai nobili ideali e dal braccio possente.
I Guitti continuano le indagini ma non prima di aver inviato il piccolo Serpentello al tempio di Malvar scortato da Mangus. La taverna di fianco ospita gli eroi per un breve riposo in cui Mordecai delizia gli avventori con la misteriosa viola di Fungalio proveniente dal Reame Fatato.
Dopo i complimenti del pubblico e un ringraziamento particolare da parte di due locandiere, i Guitti tornano alle indagini che li porta alla Casa dei fumi di Duv’Turas. L’uomo sembra negare di conoscere Cadras ma ammette che un tipo incappucciato gli ha chiesto dello zenzero albino, la stessa radice trovata in abbondanza a casa del cuoco. Valente intima al gestore della Casa dei fumi di chiudere bottega fin quando le indagini non saranno terminate e di consegnargli la ciotola d’argento del suo trisavolo che era specificata nella lista di Cadras per Serpentello.
Gli eroi tornano al tempio richiamati da Mangus in tutta fretta, con il sommo sacerdote Irsun in persona che scorta i Guitti nella Sala delle Acque pure, luogo sacro e a cui normalmente viene ammesso solo chi è capace di comunicare con Malvar stesso.
Valente e Gerbo vengono messi a parte di una visione, diversa per ognuno di essi, di qualcosa che sta per succedere. Lo zenzero albino sembra essere stato preso di mira dalle stesse aberrazioni mostruose che hanno posseduto il corpo di Cadras e della sua famiglia, ma tutto quello che rimane è probabilmente sui banconi dei mercati del porto.
Gli avventurieri accorrono tra i moli per cercare mercanti che ne abbiano ancora, ma quando Zeno decide di acquisire le sembianze di Cadras stesso ecco che viene avvicinato da un tipo incappucciato di cui riesce a scorgere solo un mento pallido e liscio. L’uomo chiede a Cadras se è pronto a salpare e se la squadra che ha messo insieme è quella che ha Zeno alle spalle. Zeno annuisce e la figura scorta l’intera compagnia su una grande nave mercantile.
Poco dopo aver preso il largo gli eroi cercano di indagare per capire cosa stia succedendo, ma il losco figuro se ne accorge quando viene utilizzata della trama. La ciurma, apparentemente di marinai posseduti da un potere psichico molto potente, accorre a proteggere il proprio padrone che si rivela essere una creatura mostruosa: i suoi tentacoli, assieme al volto liscio e semitrasparente, fanno presagire ai Guitti che si tratti di un tipo di aberrazione simile a quella che hanno combattuto da Cadras.
La battaglia è violenta e i poteri della creatura tentacolare enormi. Quando la situazione appare tuttavia disperata, ecco che una delle profezie del sommo Irsun si manifesta: Gerbo, attraverso il pendente di Malvar, richiama l’emanazione del dio della tempesta in persona in risonanza con i mari che protegge, divenendo un avatar dai poteri incredibili. Lo gnomo, impossibilitato a gestire tanto potere, causa un’esplosione di energia che solleva un’onda anomala che spazza via l’intera imbarcazione assieme a tutti i suoi occupanti.
Ripresi i sensi, i Guitti si risvegliano uno dopo l’altro su una spiaggia apparentemente deserta senza la minima idea di dove possano trovarsi. La nave non c’è così come il nemico o la sua ciurma, ma peggio di ogni altra cosa, il piccolo Gerbo Turen non è fra loro…