La prima volta che senti la voce di Malachir ti entra nel cervello, è una voce riflessiva, analtica e giunge da molto lontano…

Io non so chi tu sia, mio nuovo possessore.
Mi chiamo Malachir Drenhal.

Ricordo solo come sono morto…
So che altri ricordi arriveranno. Prima o poi.

Avevo studiato troppo per morire così.

La Progenie di Amniax non era caos.
Seguiva schemi. Leggi.

E io le stavo decifrando.

Finché qualcosa… interruppe il mio incantesimo.

Non fallì.
Fu spento.
Come se non fosse mai esistito.
Quando riaprii gli occhi… vidi.

Una divinità era lì.

Ma non era sola.

C’era una figura che non avevo mai visto prima.
Non saprei dirti cosa fosse.
Parte di lui era metallo.
Non un’armatura.
Era come se il metallo fosse il suo stesso corpo.
Eppure il resto era carne.
Pelle.
Ossa.
Come noi.

Ricordo una cosa.
Sul metallo… c’erano incisioni.
Le osservai.
Le analizzai.
Non erano rune.
Non rispondevano.
Eppure… funzionavano.

Fu allora che lo capii.
Non era magia.

La divinità si fermò.

E quando quella cosa mi indicò…
obbedì.

Mi mise qui dentro.