Chiacchiera del Vicolo
Sessione Finale
Ascesa e Caduta del Porto di Argòsh.
Gabriele Riccardi D’Adamo come Malfurion
Luca Ughi come Falathar
Mikael Izzo come Szass
Raffaele Castore come Lumin
“La città era stata avvelenata già molto tempo prima da un male atavico, un culto strisciante che risaliva a ben prima della fondazione di Argòsh, ma di cui tutti sembravano essersi dimenticati: il monte su cui oggi sorge il porto, infatti, un tempo è stata una delle roccaforti segrete usate dal culto di Omnak nella sua guerra contro Shekkar, una di quella che venne dimenticata e abbandonata da suoi stessi costruttori con l’arrivo degli altri draghi.
Tuttavia, nei tunnel segreti che ancora esistono nella pancia della montagna, un antico santuario aveva atteso a lungo che qualcuno si ricordasse della sua esistenza e lo cercasse; ma i tempi non erano ancora maturi evidentemente, serviva ancora un tassello.
Nel tempio si erge una statua rappresentate l’emissario di Omnak su Emnotork, una statua lugubre persino per chi adora quel dio dimenticato, ma che promette grandi poteri a chiunque riesca a portare a termine un rituale sinistro.
La statua, però, era incompleta, le mancava un’occhio, e per secoli non ha potuto esprimere a pieno il suo vero potere.
Cambiò tutto quando un semplice pescatore, tirando su le reti, trovò una strana gemma sferica in mezzo ai pesci che si dibattevano: il pezzo mancante di quell’antico idolo che immediatamente si accorse del ritrovamento e richiamò a sè gli antichi seguaci.
Avendo visto l’occhio ed il ruolo che avrebbe avuto, l’oracolo di Argòsh lo prese e lo nascose, in attesa di avere altri dettagli sul pericolo che sarebbe giunto, ma non riuscendo mai ad avere visioni circa il momento in cui gli assassini di Omnak sarebbero arrivati a prenderla.
Ciò che riuscì a vedere, però, le mise i brividi: la Mano di Omnak si era già allungata verso Argòsh e aveva ghermito il cuore del Gran Sacerdote, convivendolo che l’unico modo di preservare l’autonomia della città fosse quello di prendere per sé il potere promesso dalla statua e di usarlo per imprimere il terrore in tutti gli altri.
Il Sacerdote allora, intuendo chi avesse l’occhio in quel momento, complottò con l’Arconte della città per impossessarsi di quel potere, eliminando l’oracolo e sfruttando le imminenti celebrazioni per mostrare in un colpo solo sia all’impero che alla coalizione quanto Argòsh fosse un avversario temibile.
L’Arconte, dal canto suo, non si è mai fidato di quel piano e ha a sua volta complottato contro il sacerdote: suggerì che non fosse saggio rivelare l’esistenza del culto e che sarebbe stato opportuno invitare qualcuno come capro espiatorio; degli stranieri vennero scelti e su di loro sarebbe ricaduta la colpa dell’omicidio dell’oracolo.
All’insaputa del sacerdote, nel frattempo, l’Arconte preparava il terreno affinché tutti sapessero del culto proprio per bocca di quegli stranieri e scelse delle persone che sarebbero state in grado di recuperare l’occhio per lui, liberando in contemporanea la città sia dal gran sacerdote che dal culto di Omnak.
E il piano funzionò: gli ospiti vennero accompagnati da una guardia che potè testimoniare, una casualità, avrebbe detto l’arconte, che richiedeva di esporsi…e il gran sacerdote si espose, ma le sue forze, esigue e divise, non bastarono a eliminare gli ospiti e a completare il rituale nello stesso momento…o almeno, questo dice una versione della storia.
Cosa sia stato davvero della città di Argòsh, però, nessuno lo sa con certezza.
Quel che è certo è che la statua sia ancora da qualche parte, in attesa che qualcuno la trovi e la ricongiunga con il suo occhio.”