Chiacchiera del Vicolo
Sessione 44
Serata Storta.
Filippo Battino come Ace
Gabriele Riccardi D’Adamo come Jolly Pop
Luca Rusconi-Clerici come Awarnach Adam Ironcast
Mikael Izzo come Finn BigFoot
Raffaele Castore come Durnar “Cuore di Pietra”
“Che giornata del cazzo”
Il tenente Griselda Hupping non riusciva a pensare ad altro mentre se ne stava tutta indaffarata a compilare scartoffie nel cubicolo che le faceva da ufficio; quelle carte attendevano da mesi di essere smaltite e c’era da darsi da fare ora che il Capitan Valar aveva deciso di riaprire tutto!
Mentre aggrediva l’ennesimo verbale, scaraventando nell’archivio il suo sfortunato predecessore, maledisse il giorno in cui si era arruolata nella Guarnigione della Periferia.
Essere una halfling nelle guardie le precludeva di poter fare carriera nei distretti Testa Nera o Zanna Diamante, ma, si sa, i giovani raramente si fanno fermare dalle cattive prospettive.
Non c’era stato verso, voleva essere una guardia e una guardia sarebbe stata.
Certo molto era cambiato, quando due mesi prima era stata promossa a tenente, la halfling non vedeva l’ora di potersi finalmente prendersi una pausa dai tafferugli della periferia di Synistas per potersi ritirare nella più tranquilla zona agricola, oh come si sbagliava…vent’anni di onorata carriera non la poterono preparare a quanto sarebbe seguito.
Fece appena in tempo a fare la conoscenza con la sedia scomoda e con lo stanzino che i suoi sottoposti osavano chiamare ufficio, che il Capitano Valar decise di stabilire prima un coprifuoco e poi un regime marziale in piena regola: improvvisamente c’erano patenti Stingher da concedere, danni da combattimento da risarcire, addirittura una banda di agricoltori ribelli che prese in ostaggio una scuola!
Un incubo, un vero incubo.
“L’emergenza sarà anche finita, ma non voglio avere una giornata così prima dell’anno prossimo!”
Già gestire la riapertura dei locali, la rimozione del coprifuoco e le lamentele che seguirono all’improvviso cessato allarme del Capitano Valar sarebbero bastati a far venire il mal di testa alla Halfling, ma, suo malgrado, non aveva ancora visto nulla.
Tutto era iniziato quando in mattinata, mentre stava passando in rassegna i casi aperti e le rassegne stampa i suoi agenti le avevano portato un gigantesco fascicolo arrivato dalla Capitaneria in quel momento.
Al suo interno, i dettagli di un caso di cuoi non avevano mai sentito nulla e che, a quanto pareva, aveva interessato tutte le caserme della zona.
Tutte, eccetto quelle della zona agricola.
Il caso, apparentemente semplice, metteva in correlazione sparizioni di animali, spacciatori, sospetti rapimenti e misteriosi avvistamenti di strane creature: un numero enorme di segnalazioni di cui tutti gli agenti andavano informati e che avrebbero comportato interrogatori, indagini dozzinali e uno spreco di tempo da record.
Proprio mentre Griselda stava gestendo un meeting per dare le informazioni agli agenti, arrivò in centrale la notizia che TUTTI gli spacciatori sembravano misteriosamente spariti e che in strada c’era una marmaglia disperata di tossicodipendenti alla ricerca di una dose.
Un lavoraccio, che richiese il coordinamento di tre caserme e lo svuotamento dei magazzini delle scorte di almeno quattro alchimisti, tutti nel distretto di Griselda e tutti che avrebbero chiesto a lei il conto nei giorni successivi.
In tutto questo, qualcuno aveva trovato dei cadaveri nella Zona in Macerie, ma si era scoperto che erano stati lasciati di qualche metro all’eterno della sua giurisdizione, per fortuna della Halfling.
Mentre ci pensava, il tenente Hupping si morse un labbro: lei non lavorava così e si ripromise di andare ad informarsi il mattino dopo.
Mentre era persa in questi pensieri, entrò uno dei suoi sottoposti, un giovane dragonide di nome Garland.
“Tenente, ci è appena arrivata una segnalazione.
Il signor Bruno Veronese, il proprietario della fattoria isolata a nord, ha visto qualcuno dare fuoco alla proprietà del suo vicino, Sauro Gipeto.
Ho pensato volesse essere informata, ci stiamo muovendo ora.”
Griselda imprecò sommessamente mentre il suo copro si muoveva prima del suo pensiero, lanciando il verbale incompleto sul tavolo e dirigendosi verso l’armadio con l’equipaggiamento.
Sauro era un caro amico e Bruno non era solito parlare a vanvera.
Mentre stringeva i lacci della corazzina e afferrava il suo focus, pronta per uscire, c’era solo una frase che potè balenare nella testa del tenente:
“Che giornata del cazzo”.