La Chiacchiera del Vicolo
Emnotork
Data di Emnotork: 8° giorno del mese di Hander, anno 1416
Dal diario di Ezechiele di Ghilfiss Airlim
In Meta:
Enrico è Elmorn, il fiero paladino di Malvar dall’animo puro e l’armatura imponente.
Paolo è Bor Gon Jinn, il silenzioso monaco elfico dalle evoluzioni acrobatiche e le tecniche mortali.
Emanuele è Thion, il solerte ranger delle terre selvagge dalla mira infallibile e le lame affilate.
Filippo è Alavir, l’intraprendente bardo errante dal sitar sopraffino e dalla sigaretta facile.
Daniele è Castiel, lo sprezzante stregone mezzelfo dal cuore impavido e dalla mano di fuoco.
Andrea è Drusilia, la mite mezzelfa warlock dai mille volti e dagli incantesimi spaventosi.
Sconfitti i guardiani senza volto il gruppo procede al piano superiore dove, senza perdere tempo prezioso, una guardia li indirizza verso la torre più alta. Giunti in quello che sembra il complesso di un vecchio tempio adibito a quartier generale delle operazioni, le Braci Ardenti trovano la balconata più alta sul cui parapetto c’è proprio Lord Abel Avulstein con sua moglie Ada tra le braccia, pronto a finire il rituale con il quale strapperà la vita all’intero castello.
Quando intervengono però l’uomo, creduto morto, asserisce che le loro anime saranno il perfetto ricettacolo per diffondere il suo vento di morte in tutto il castello nel minor tempo possibile.
La battaglia infuria ma i poteri di Abel si palesano in un suo doppio con i suoi stessi spaventosi poteri: l’oscurità che riescono a plasmare i due nemici sembra oltre le loro forze e poco dopo gli avventurieri vengono consumati dal potere necrotico dei loro attacchi.
Vicini alla sconfitta, Malvar si manifesta al suo protetto Elmorn portando nelle sue mani nientemeno che l’arma rituale dell’Ordine di Tergnuseth ereditata da Ratmos. Il colpo successivo a segno fa si che la mente di Abel riacquisti per un attimo la sua volontà, facendo svanire il suo doppione e facendolo urlare di dolore con le mani pressate sulla testa.
Approfittando di quel momento di lucidità e rendendosi conto del male che stava facendo, Abel si lancia contro la moglie Ada baciandola un’ultima volta prima di gettarsi dal parapetto.
Il potere del demone muore con il corpo mortale di Abel e la maledizione che imperversava sul castello ha finalmente termine.
Distrutti e affranti dal dolore, i familiari di Abel che ne riconoscono ora la morte e la possessione da parte di un demone, ringraziano gli eroi che tra le rocce della balconata trovano anche la piastra circolare di pietra contenente l’ultimo elemento necessario alla forgiatura dello Specchio delle Acque profonde: una piccola sfera armillare.
Ricompensati dagli Avulstein in ogni modo, gli avventurieri lasciano il castello per tornare a Brace della Speranza ma vengono attaccati da alcuni sicari che sembrano legati ai T’han.
I dubbi si fanno strada nelle loro teste e temendo il tradimento dei fratelli o che i T’han li abbiano scoperti, corrono a perdifiato fino all’insediamento scoprendo che una fila interminabile di pellegrini si allunga fino alla grande fiamma perenne al centro di Brace della Speranza.
La voce si è sparsa velocemente e il sindaco Othos non sa più cosa fare. I fratelli T’han sembra abbiano portato avanti i loro studi con Furan e che siano coinvolti, ma se il pericolo è reale la città abbisogna subito di alleati forti che possano proteggerla.
Furan il monaco suggerisce l’aiuto dei Rhona, poco distanti con il loro amico Ossian al seguito.
Alavir utilizza la trama per comunicare con Ossian stesso ma la sua risposta fa raggelare il sangue delle Braci Ardenti…
…aiuto, aiuto è la sola parola che Ossian riesce ad inviare ai suoi amici. Il druido e forse i Rhona sono a loro volta in pericolo!