Emnotork – “Sulle vette degli abissi” – Sessione 59 e 60

Questo il canto della montagna
che un pianto accompagna
Lo canto per chi è ignaro
che ci lasciò Malsum, il mannaro

La Milizia ha compiuto l’impresa
Battendo la Tetragora tetra
Costringendo gli Iolair alla resa
Prendendo la runica Pietra

La storia si dice non è mai dei vinti
eppur oggi io piango e rido con l’amaro
Loro di trionfar son sempre più convinti
Eppur oggi è morto un’incolpevole mannaro.

Goffredo Fiumelesto

Luca Matteo aka Sigrid
Alessandro aka Arminas
Emanuele aka Hjoldur
Enrico aka Duinhir
Davide aka Tyrael
Wilson aka Simone


21 di Hander, 1416

La battaglia con la Tetragora dell’alba volge al termine e infine anche l’ultimo cancello della prigione viene aperto. Malsum il druido mannaro appare nello stesso stato in cui era stato visto dalle visioni di Wilson con l’unica differenza che ora è più chiaro ciò che succede all’interno di quel luogo.
Una stanza infestata dalla magia selvaggia imprigiona all’interno di un circolo il Mannaro che fluttua vicino ad una voragine dai margini ghiacciati. Un medaglione in ferro dalla strana fattura sembra essere incastonato nel petto sanguinante dello sciamano Oboroten.
Wilson decide quindi di interrompere la concentrazione del mannaro richiudendolo all’interno di un muro di forza. Il mannaro si sveglia dal trance accorgendosi ora del gruppo al suo cospetto.
Inizia così un interrogatorio e i prodi miliziani di Pustoypick raccolgono diverse informazioni dal druido che narra loro la storia della valle: Secoli prima un cavaliere di Shen , il Priore Cerunno, incaricato dal dio in persona di convertire gli uomini bestia della valle ha costruito quella prigione maledetta. Cerunno obnubilato dal potere concessogli ha cominciato a massacrare intere famiglie di uomini bestia costruendo addirittura un’arena per godere dell’atroce spettacolo. I loro corpi massacrati venivano gettati all’interno di una fossa. Centinaia di corpi ammassati furono di nutrimento ad una creatura degli abissi: il Bahimut.

Essa sussurrò allo spirito di Cerunno con i suoi poteri mentali convincendolo dapprima che la sua voce fosse quella del Dio del Gelo in persona . Il Cavaliere già di perse ebro del proprio ego cedette alle lusinghe del Bahimut concedendogli un rapporto sintonico . Una volta entrati in sintonia e condivisi parte dei poteri la creatura degli abissi convinse il Cavaliere che il suo potere era ben oltre quello di Shen e del Dio del Gelo e lo convinse ad autoproclamarsi Re delle Bestie. Il Neonato Re delle Bestie però attirò le attenzioni di Shen che adirato da tale comportamento provò dapprima a distruggerlo, poi incapace di contrastare i grandi poteri rigenerativi del Bahimut, lo gettò in una fossa profonda imprigionandolo lontano dalla valle tra i monti Kallinan. Donò quindi ai druidi della valle 4 Pietre con incisa la Runa della Montagna, una potente runa in grado di controllare i 4 Spiriti Animali e fornire così protezione alla valle. Il Druido mannaro raccontò inoltre che qualcuno di potente aveva trovato il modo di liberare Cerunno e armato di un’antica spada lo aveva aiutato a prendere il controllo degli Oboroten, lui stesso era stato costretto ad indossare quel medaglione che ora lo rendeva schiavo. Cerunno quindi lo aveva obbligato a rimanere sepolto sotto terra davanti alla “Fossa” per nutrire con la sua energia il Bahimut. Finito il racconto il medaglione incastonato nel petto consumò totalmente il corpo inerme dello Sciamano Mannaro al quale poi il gruppo recise la testa da portare alla tribù degli Iolair come pattuito. Sigfrid quindi con coraggio tenta di raccogliere il medaglione, tuttavia qualcosa lo disturba a tal punto da gettarlo in terra, Hjdoldur invece attirato dalla fattura quasi famigliare lo raccoglie e lo ripone tra i suoi averi.

Grazie al portale dimensionale di Sigfrid la milizia di Pustoypick raggiunge Orzel-Pick, dove il consiglio di guerra degli Iolair (uomini-uccello) attendeva il loro ritorno. Trionfanti con lo scalpo di Malsum il gruppo reclama quanto pattuito: La possibilità di affrontare La Sacra aquila della tempesta. Tyrael con la sua grande capacità di analisi riesce a comprendere che la sfida era alla portata del gruppo essendo la bestia , si pericolosa, ma non tanto quanto le sfide affrontate in precedenza. Gli Iolair fedeli alle loro parole accettano di buon grado e permettono agli stranieri di Pustoypick di affrontare l’animale sacro.
Come previsto dall’Elfo l’aquila cade dopo pochi colpi esplodendo in una luce accecante e rilasciando così la tanto agoniata Pietra Runica .Soddisfatti della propria impresa la compagnia riparte alla volta di Pustoypick. Due giorni di viaggio soffrendo il grande gelo sono tanti anche per la milizia che arriva alle porte del Neovillaggio sotterraneo infreddolito e indebolito. il fato tuttavia è impietoso e a poche centinaia di metri dall’entrata si accorgono che una bestia alta più di 5 metri era intenta ad attaccare le porte del villaggio. Il suo aspetto era quello di una bestia ma bardata da un armatura di ferro grezzo e dal volto si del lupo ma senza carne con un solo occhio gonfio di sangue ed energia magica. Sin da subito è evidente a tutti che quella era una bestia non-morta ed era qualcosa di mai visto nella valle.
Impossibilitati a ritornare indietro a causa della tempesta di neve il gruppo ingaggia una lotta senza quartiere. La bestia non è solo veloce e letale ma è anche molto resistente e il ferro fuso con la sua carne sembra fornirgli dei poteri rigenerativi fuori dal comune. Tutti fanno la loro parte : Arminas evoca le sue bestie , Duinhir scaglia le sue frecce, Wilson e Sigfrid danno fondo alle loro conoscenze magiche, Tyrael combatte e cura i compagni e alla fine con fatica riescono a distruggere il non morto.

Affaticati, feriti e infreddoliti la compagnia entra a Pustoypick notando sin da subito un cambiamento: non più le solite guardie all’entrata ma anche un Orso-Gufo dalle dimensioni insolite a vegliare i cancelli.
Orgogliosi più che mai della loro impresa e in possesso della Runa della Montagna il gruppo si dirige da Ekaterina dove anche Kontio, il druido Urside li sta attendendo.
Le grandi finestre degli uffici di Ekaterina posti al di sopra della falda termale rivelano ciò che è veramente cambiato a pustoypick. Quella che prima era un semplice bacino d’acqua ora faceva da cornice ad una colonna di pietra sulla quale troneggiava un Druido Tengu, quest’ultimo al centro di un circolo manteneva la connessione con una pietra runica. Kontio quindi spiega che il Tetragramma del crepuscolo si sta formando e che oltre a lui ora a proteggere Pustoypick vi era anche Kebra, suo confratello e già a lavoro per sintonizzarsi con la pietra donata dai Volkov.
Duinhir quindi si fa porta voce e inizia insiema al gruppo a raccontare le proprie gesta porgendo prima la pietra runica e successivamente mostrando il medaglione raccolto dal cadavere di Malsum.
Ekaterina quindi colpita da tali peripezie decide di dare loro un premio in denaro mostrandogli però sin da subito la loro prossima impresa: Convincere i suoi cugini Pomislowi di Torre Skalistyy a cedere la propria pietra runica.

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