La Chiacchiera del Vicolo
Dal diario di Ezechiele di Ghilfiss Airlim
La compagnia dei NANI, formata da
Marco B. nel ruolo di Ruzzolo detto mestolo, il guerriero nano con la passione per la cucina
David B. nel ruolo di Otto, il piccolo halfling dalle dita fatate e l’occhio di falco
Stefano L. nel ruolo di Remo Greyforge detto rantolo, fiero chierico nano devoto a Weinal
Davide B. nel ruolo del vecchio Tobia, anziano gnomo incantatore amante della natura
Roberto G. nel ruolo di Rosaspina detta biancaneve, l’avvenente e letale mezzelfa paladina
Andrea G. nel ruolo di Gammark, l’iracondo mezzorco barbaro dai riflessi ferini e la forza sovraumana.
Il luogo sotterraneo sembra essere un vecchio nascondiglio di cultisti del Vuoto. Ciò è testimoniato dalle trappole, le statue votive alle mostruosità del Vuoto e addirittura da una pergamena di dogmi del culto.
Le caverne sono infestate da flora e fauna marine, come se il livello dell’acqua salisse e scendesse molto spesso. I Nani trovano pesci morti dalle strane forme sulle piccole spiaggie pietrose che si trovano sul cammino, compresi piccoli cristalli di Neveluce grezzi e poco luminosi. In particolare, l’attenzione del gruppo ricade sui fiori dello Zenzero Albino che sembrano crescere rigogliosi in concomitanza dei giacimenti di cristalli. Il mistero si fa ancora più intricato.
Gli eroi scorgono un passaggio alla base di una parete allagata, superato il quale si trovano a scendere ancor più in profonità…
Una grande caverna, ora luminosa ora buia a intervalli irregolari, mostra ai Nani un enorme giacimento di cristalli di Neveluce. Poi, ad un tratto appare dall’oscurità delle ombre un elfo dagli abiti sfarzosi, con oro e argento ad ornargli la lunga tunica da incantatore. Si presenta come Kelaxim e afferma di essere lì per proporre un affare interessante alla compagnia dei Nani.
L’elfo ammette di essere stato lui a suggerire al Concilio dei Dodici, dopo averli manipolati, di mandare gli Agenti della Folgore nel Maipiù, sperando che i suoi fedeli mostri li eliminassero una volta per tutte. Tutta colpa dei Belegard che hanno ficcato il naso degli affari di Althea pare.
Kelaxim offre poi agli eroi una scelta: andarsene da vincitori con Althea sotto il loro comando quando la città, come tutte le altre di Emnotork, sarà annessa al dominio del Vuoto, o perire perseguendo la volontà di un falso dio come Weinal che acceca e offusca il libero arbitrio delle razze mortali.
Per dimostrare le sue buone intenzioni verso gli avventurieri, Kelaxim mostra a Otto, con la sua potente trama mentale di trasmutazione, cosa la sua mente e il suo cuore gli nascondono: il piccolo Otto, non è tormentato da alcun fratello assassino, è lui stesso a contenere la volontà dei tre fratelli che ha ucciso. Quando a Ponte dei Poveri lui e i suoi fratelli Due, Tre e Sette riuscirono a scappare dal loro aguzzino, fecero una promessa: nessuno di loro sarebbe mai più stato usato come mero strumento di morte. Di tutti però, videro una volontà che non era stata del tutto piegata dal duro addestramento da assassini: quella di Otto. I tre fratelli chiesero all’halfling di ucciderli e di chiudere il cerchio. Lui avrebbe dovuto sopravvivere per tutti e tre. Otto se fece forza e alla fine accettò la scelta straziante che i suoi fratelli gli avevano espressamente richiesto, ma in quel momento la sua mente non resse il fatto e cancellò quel momento della sua vita dai suoi ricordi. Nel tempo, tuttavia, le volontà dei tre fratelli tornarono a tormentare i sogni di Otto, fino a sfociare nella realtà con tentativi di venir fuori nei modi più crudeli: aghi conficcati in vittime, nemici, animali innocenti con tanto di numeri incisi nella carne.
I Nani però non sembrano interessati alla proposta, per cui rifiutano l’invito del membro del Concilio dei Dodici e fronteggiano la sua furia nella sua vera forma: quella di una spaventosa aberrazione alata. In più, i tanto agognati cristalli di Neveluce prendono vita come enormi golem mutaforma ai suoi ordini…