Emnotork – “Il patto del silenzio” – Sessione n° 26 – 06/02/2024

“Il risveglio da un incubo”

L’Irriducibile Legione:

Marco A. è Balerion De Conti

Gianstefano R. è Kyrian Car’hall

Cristiano M. è Erasmus Wheeler

Simone D. è Neldo Hwin

Sebastiano L. è Demyan

Luce. Bianca, avvolgente, improvvisa. Una mano che mi scuote lentamente e mi richiama qui, anche se non vorrei.

“Ac…quaaa. Acqua! Ahhhcquahh ppper fa…vore!”

Buio, di nuovo. Flash con fiamme che divorano gli alberi, gli amati alberi del nostro villaggio! Urla di dolore, che penetrano nei miei timpani, strazianti, per ciò che abbiamo perso, per sempre. 

Non voglio svegliarmi, non devo farlo. Sapere che mio fratello sta subendo ciò che mi viene inflitto è il male peggiore. Li odio.

Ecco, di nuovo, mi chiamano.

Ho la gola secca, non riesco a articolare una singola parola, l’aria che esce dai miei polmoni raschia la bocca e mi fa male, non ce la faccio più. Non voglio respirare, meglio svenire di nuovo e allontanarmi da qui, da questo luogo immondo.

Non ce la faccio, ho sete, troppa.

“Ac..qua, peeer favo…re. Vi prego!”

Sento del liquido penetrare tra le mie labbra, farsi largo nelle aride strade verso la mia bocca, che si infiamma di mille punture appena l’acqua inizia velocemente a scorrere sulla lingua e sul palato. 

Apro gli occhi, incredulo: mi stanno dando da bere!

Vedo ombre, figure indistinguibili nella semioscurità, i miei occhi sono chiusi da troppo tempo, sento il pus di una delle vecchie ferite che si riversa nell’orbita dell’occhio destro, oscurando nuovamente tutto.

“Chi sei? Cosa ci fai qui?”

Oh Divinità benevole, che abbiate ascoltato finalmente le mie preghiere? Non ho la forza per rispondere, sento nuovamente tornare l’oscurità su di me.

Pace, silenzio, nessun grido, nessuna puzza di salsedine. Ho comunque timore di aprire gli occhi, sento il mio corpo adagiato su un piano morbido, forse un letto, e percepisco sulla mia pelle la presenza di tessuti, bende e olii.

Devo vedere. Socchiudo l’occhio sinistro e guardo. Chi sono queste persone, attorno al mio capezzale? 

“Mi avete salvato?” Riesco semplicemente a chiedere. Il mio incubo è veramente finito? Cosa vogliono da me? 

“Ti abbiamo trovato in catene in una cella, cosa ci facevi?”

Non ho nemmeno le lacrime per piangere o la forza per singhiozzare. Il mio corpo sta sopportando da troppo tempo sofferenze fisiche e mentali. È giunto il momento di parlare con qualcuno.

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