Emnotork – Eudemonia – La Condanna dell’Eroe Sessione 4 – 13/05/2025

Luca : Mirtorin
Francesco: Nil
Sergio: Brok Hammersmith
Gianni: Armesh
Daniele : Raynord Argent
Davide: Gideon Argent

Dopo l’uscita di Fratello Clorion dalla magione, nella sala mensa scende Thandoril, l’anziano elfo mago delle Albe Alate. I suoi movimenti sono lenti, il comportamento sempre più bizzarro. Si siede tra Nil e Reynard e comincia a fare domande insolite sullo stato di salute di tutti. Mentre il gruppo riferisce a Velienne e Rayon quanto accaduto ad Agrivia, Thandoril continua a fissare Nil con crescente interesse.

Terminato il resoconto, il mago invita tutti nel suo studio. L’ambiente è ingombro di pozioni, pergamene e materiali arcani, ma un oggetto spicca su tutto: il quadro di Sunus. Nil lo osserva appena — ed entra in trance. Il dipinto si anima, mostrando una fata intrappolata in una prigione di radici che chiede aiuto. Tutti assistono alla visione, ma solo Thandoril resta impassibile. Riporta Nil alla lucidità e ne rivela la causa: il ragazzo è affetto da un’eco dell’Archen. Morendo nel dipinto, la sua anima è stata toccata da una creatura fatata, lasciandogli un segno indelebile. Da allora, emozioni come il terrore e l’odio vibrano dentro di lui, rendendolo sensibile al mondo fatato e alle sue manifestazioni.

Thandoril chiede agli altri di vegliare su Nil e fare attenzione ai suoi sbalzi d’umore. Poi anticipa che, una volta conclusa la missione affidata dalla Chiesa di Sol, il gruppo sarà ufficialmente investito come compagnia delle Albe Alate. Come rito d’ingresso, dovranno raggiungere il Picco dell’Alba e domare un ippogrifo.

La mattina seguente, dopo una colazione “straziante” preparata da Tempura, il gruppo parte verso Scogliopingue. Il viaggio, tra carovana e un giorno a piedi, li porta sulla costa dello Specchio di Thia, in un porticciolo semideserto circondato da vecchie palafitte e scogliere. In lontananza, brilla il fuoco del santuario.

Due strade si aprono: una porta verso la cima, al santuario; l’altra scende tra i moli, dove si trova una taverna costruita dentro una barca rovesciata chiamata “Dalla Sirena Morta”, sormontata dalla scultura di una sirena capovolta. Il gruppo decide di cominciare le indagini proprio lì.

Parlando con alcuni pescatori del posto, riescono a ottenere qualche informazione da una famiglia di goblin: in cambio di una moneta d’oro, rivelano che un chierico di Sol — probabilmente Veon — frequentava spesso la zona e passava molto tempo nella taverna. Il gruppo si dirige quindi all’interno del locale.

L’atmosfera è tutt’altro che accogliente. Il taverniere è un mindflayer chiamato Zrellar il Calamaio. Al bancone si trovano Barlum Testatonda, un nano dai tratti elfici, e Grusk Liscapine, un orco in abiti da marinaio. Più in fondo, Velzahar Occhio Calmo, un tiefling con un occhio di vetro, sbraita contro gli altri clienti. Seduto in disparte, Bom Polso di Faggio, un vecchio umano con una mano di legno, li osserva con disprezzo. L’unico a mantenere un’aria serena è Queequeg Gusciomolle, un tortle che beve in silenzio.

Reynard cerca di capire il malcontento generale, ma è Nil a sbloccare davvero la situazione. Parlando con Zrellar, il mindflayer entra nella sua mente e, giudicandolo sincero, si apre: conferma di aver visto Veon insieme a uno strano umanoide dalla pelle rossa, arrivato con una nave mercantile attraccata poco tempo prima.

Il gruppo si reca subito al molo dove si trova la nave in questione, poco più grande delle altre. A bordo ci sono Lia, un’umana cordiale; Turu, un minotauro silenzioso che trasporta casse; e Tickaldon, uno gnomo marinaio che li approccia per primo. Nil, usando la lingua dei bassifondi e cinque monete d’oro, riesce a farsi raccontare ciò che sanno: l’umanoide era arrivato da una Kobukson con vessilli sconosciuti, raffiguranti delle fiamme. Ha pagato profumatamente per farsi lasciare lì, ha chiesto di incontrare Veon e insieme hanno acquistato una barca — pagata da Veon — con cui si sono allontanati dal porto.

Raccolte queste informazioni, la compagnia sale verso il santuario. La scalinata è ripida, ma non quanto lo sarà lo scontro in cima. Quando Armesh mette piede sull’ultimo gradino, un sigillo esplode in fiamme e dal braciere sacro emergono quattro — poi cinque — mephit di fuoco.

Lo scontro è difficile: Brock e Reynard si mettono in prima linea per proteggere i compagni, ma subiscono gravi ferite. Alla fine, Armesh riesce a spegnere il braciere. Al suo interno resta un oggetto: un medaglione sacro usato dagli alti prelati della Chiesa di Sol. Ma a differenza degli altri, decorati con rubini rossi, uno dei suoi incastri è occupato da una pietra completamente nera.

Appena lo vede, Brock ha un lampo: prima di morire, suo fratello studiava mappe e appunti con quel simbolo. E tra le annotazioni, una parola ricorreva.

Eclissi.

PNG incontrati nella sessione:

  • Zrellar “il Calamaio” – Taverniere mindflayer. Raffinato, inquietante e influente nel porto.
  • Barlum Testatonda – Nano dai tratti elfici, diffidente.
  • Grusk Liscapine – Orco marinaio, sbraitante ma minaccioso.
  • Velzahar Occhio Calmo – Tiefling aggressivo, con un occhio di vetro. Ostile verso gli stranieri.
  • Bom Polso di Faggio – Vecchio umano, guarda tutti con disprezzo.
  • Queequeg Gusciomolle – Tortle pacato, osservatore distaccato.
  • Lia – Umana dell’equipaggio mercantile, gentile e disponibile.
  • Turu – Minotauro silenzioso e operoso.
  • Tickaldon – Gnomo marinaio chiacchierone e affarista.

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